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VIA PAOLO FABBRI 43

Recensioni : da " La Repubblica" di Martedì 11 Luglio 2000

… lo spettacolo sarà di quelli da non perdere. È un viaggio verso un sogno che sa elevarsi a sgomento. Racconta di un professore e di un suo allievo che, presi dal gioco fascinoso di un testimone da passare e ricevere, si imbarcano in una avventura strampalata a poetica a un tempo: andare fino in via Paolo Fabbri 43, a Bologna, dove abita Francesco Guccini, partendo da Torino, in tandem. Ciò che si conquista facilmente non è degno di un sogno. Siamo a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, col senno del poi. Qualcosa inizia, qualcosa finisce. Chi ne sa di più, l'allievo o il professore? Chi è che impara? Chi è che insegna? Il gioco comincia, ma il gioco della vita è assai più imprevedibile e spesso mastica i sogni.

da " LA STAMPA " del 9 Agosto 2000

... Ed è questo incontro - vissuto o anelato - a divenire pretesto per raccontare generazioni ancora sospese tra voglia di cambiamento e i primi segnali di disillusione attraverso un ventenne e un quarantenne a confronto....

da " La Repubblica " del 5 Agosto 2000

.... lo spettacolo più stuzzicante e più "nuovo" di questa rassegna .... il viaggio diventa un pretesto per un amarcord nel passato recente anche se il finale, a sorpresa, sbaraglia le aspettative

da “L’eco del Chisone” - anno 96 n° 2

“ … un treno che è metafora di un viaggio che cambierà per sempre la loro vita”

da “LA STAMPA” – Ediz di Vercelli – 4/5/2001

…. “Via Paolo Fabbri 43” come il titolo gucciniano giocato tra ore liete che son volate mentre l’alba potrà essere come un pugno in faccia ….

da “LA STAMPA” del 5/6/01

“… L’applaudito spettacolo che include pure un ripasso del canzoniere gucciniano e dei “luoghi belli” di una generazione, si conclude con un finale a sorpresa”

da “ La Repubblica” del 5/6/01

“… una storia inventata, raccontata con l’amabilità di un riso critico ….. Il viaggio è la scusa per cementare un’amicizia tra chi il Sessantotto l’ha vissuto e chi il Sessantotto già ignora. Ogni pedalata è una battuta, ogni frenata una risata. Toni Mazzara e Stefano Dell’Accio sono una coppia complementare irrefrenabile. Il pubblico ride come di rado si sente: è un riso schietto, senza volgarità, capace di rompere la storia raccontata e di sbeffeggiare le miserie dell’oggi”.

Da “ Dinamo 2000” – Maggio 2001

…. Una strada, una casa, un mondo di parole e musica, ma anche di ideali, uno stile di vita, che ha infiammato i cuori di più di una generazione, che vedeva via Paolo Fabbri come un Eden metropolitano….

Da “IL TIRRENO” del 14/12/01

… una storia raccontata per far ridere il pubblico, lasciandogli addosso quel pizzico di amarezza che porta a riflettere. … Bravi gli attori e indovinato il “ripasso” del canzoniere gucciniano. … Il pubblico ha riso ed applaudito cogliendo con la pelle d’oca il finale da “pugno nello stomaco” che riporta alla realtà, seppure amara, del gioco della vita.

Da “IL SECOLO XIX “ del 12/1/02

…. riscuotendo alla prima di giovedì calorosissimi consensi. …. Una sfilata di gag, spesso esilaranti. Si ride molto in questo “amarcord” dolce-amaro … La scommessa di “Via Paolo Fabbri 43” è vincente, sia per la vivacità attoriale di Mazzara e Dell’Accio, sia per l’intelligenza teatrale della parabola narrativa, sostenuta da graffiante comicità e penetranti spunti di riflessione.

Da “ LA STAMPA “ del 12/1/02 - Edizione di Genova

Tornare indietro di vent’anni e portare una bella novità sulla scena teatrale italiana 2002. Equazione perfettamente riuscita a Toni Mazzara e Stefano Dell’Accio … Grande calorosissima accoglienza da parte del pubblico genovese.

Da “ IL CORRIERE MERCANTILE “ (Genova) del 12/1/02

… dato il successo oltre alla recita di stasera e di domani pomeriggio ne è stata aggiunta un’altra domenica sera alle 21. Nel personaggio del ragazzo, interpretato da Stefano Dell’Accio in modo davvero vivace e intelligente, prendono forma attraverso un testo ironico, divertente ma anche molto sottile le caratteristiche della sua generazione, ovvero una bonaria e ottimistica superficialità, apparente assenza di ideali, intolleranza verso il vittimismo nostalgico e la triste malinconia, Caratteristiche che si trovano, di contro, nelle canzoni di Guccini e nella psicologia del “prof” (Toni Mazzara) sensibile, un po’ introverso e ormai disilluso. Ma grazie al dialogo i due personaggi riscoprono la poesia nella banalità del quotidiano …. Significativo è che la situazione sul palcoscenico, rifletta quella del numeroso pubblico in sala, composto per metà da chi il ’68 potrebbe averlo vissuto e per metà da chi se lo è fatto raccontare. Ancor più significativo è che tutti gli spettatori, ventenni e quarantenni siano come sintonizzati sulla stessa frequenza: sorridono alle stesse battute, fresche e di spirito, rievocano gli stessi ricordi, ormai patrimonio di una memoria storica collettiva, percepiscono l’urgenza del futuro e la nostalgia per il passato. Restano attoniti di fronte ad un finale inaspettato e sconcertante. E cantano sottovoce le stesse canzoni.

Da “ Il Manifesto “ del 16/1/02

Bella l’idea di fondo, migliore la realizzazione in questo spettacolo tenero e un po’ feroce che evoca nottatacce in tenda e sveglie che non suonano ed è inutile arrabbiarsi perché “ chi dorme non prende pesci, ma prende i sogni” …. Un trascolorare di sentimenti che denuda, infine, un’amicizia vera …

Da “ UERRE TEATRO REVIEWS “ – Gennaio 2002

… questo sussulto drammatico dà al testo, già pregevole per lievità e poesia, un taglio simbolico che ne fa un quadro dei bui destini di due generazioni: una che vede svanire i sogni di giustizia per i quali ha vissuto, l’altra cui è negato persino il diritto di sognare

Spettacolo per ragazzi : Per i temi trattati e la forma in cui è presentato, può essere di grande interesse anche per gli allievi delle scuole superiori. Numerose repliche scolastiche sono già state effettuate con un notevole riscontro in termini di gradimento da parte sia degli studenti sia dei professori.
Il viaggio è, infatti, il pretesto per mettere a confronto due generazioni, i loro ideali , i loro sogni, le reciproche debolezze e contraddizioni, i due diversi modi di affrontare la vita; il tutto rappresentato in modo ironico e leggero, ma anche diretto e profondo, lasciando spazio a situazioni comiche che fanno in modo che il pubblico si affezioni ai due personaggi , condizione importante per accentuare la riflessione sul colpo di scena finale, duro, ma inevitabile per chi, come noi, vuole che non si perda la memoria degli eventi che hanno costituito la nostra storia più recente. L’immagine finale dello spettacolo, dopo lo scoppio della bomba e l’ascolto del GR d’epoca che annuncia il disastro, diventa quindi il simbolo straziante di tutte le speranze, di tutti gli ideali, di tutte le “voglie di vivere” spezzate in un attimo da quella maledetta bomba, e da tutte le maledette bombe che prima e dopo di quella hanno fatto altrettanto.

Scheda tecnica : PALCO

Minimo : largh. mt. 5 x prof. mt. 5
Ottimale : largh . mt. 8 x prof. 8

Quintaggio a quadratura nera


PROIETTORI



· 2 x 500 W in prima americana
· 2 x 1000 W in terza americana (controluce)
· 3 x 1000 W esterni frontali (o su piantane laterali)
· 2 x 1000 W (o Parr) in taglio quinta laterali (anche su piantane)
· 4 x 500 W laterali a terra
· 1x500 W posteriore a terra
· 1 x 500 di riserva

La dotazione proiettori si intende comprensiva di regolatore a 12 canali (doppio banco), bandiere, gelatine (ambra e azzurre) e prolunghe.



FONICA

· Impianto di amplificazione adeguato alle esigenze del locale (amplificatore, banco regolatore fonica e casse)
· Lettore CD *


* Previo accordo il lettore CD e il lettore MD possono essere forniti da noi

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